Pulli - la vita - Parrocchia Cattolica di S. Giovanni Evangelista

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Ricordiamo


LA VITA


Claudio Pulli frequentò l’Istituto d’arte di Sassari, dove divenne allievo di Stanis Dessy, Filippo Figari e Eugenio Tavolara. Fu proprio quest’ultimo a notarlo e ad indirizzarlo verso il tornio. Dopo qualche anno a Sassari, Claudio Pulli si trasferì a Faenza, la patria della ceramica, dove perfezionò la propria tecnica dai grandi artigiani.suo più grande amore fu la terracotta, ma si fece notare anche per la pittura, la scultura e in generale, per ogni sua esperienza o esperimento d’arte.
A Faenza imparò tecniche importanti, che i più grandi vasai del mondo si tramandano da generazioni e custodiscono gelosamente nei propri laboratori. Il rivestimento in piombo, lo smalto stagnifero, l’invetriatura, l’ingobbio, sono solo alcune delle tecniche che derivano dalle esperienze e dalle sperimentazioni medievali, che hanno fatto di Faenza la patria della ceramica e che Pulli acquisì durante il suo praticantato.
Claudio Pulli non aveva un carattere facile. Era piuttosto schivo e introverso, non amava perdere tempo in chiacchiere, né stare al centro dell’attenzione e la cosa più importante per lui era il lavoro.
Nonostante la sua personalità, volle mostrare la propria arte al mondo intero. Tenne diverse mostre e si aggiudicò alcuni importanti premi, ottenendo numerosi riconoscimenti, anche in campo internazionale. Tra i suoi più grandi successi vi è, senza dubbio, la medaglia d’oro per “Sassari in bottiglia”, una mostra di caricature di personaggi importanti del mondo della cultura, dello spettacolo e della politica della Sassari del dopoguerra, con la particolarità di essere tutte realizzate all’interno di una bottiglia.
Un altro grande successo fu l’esposizione del 1970, realizzata alla fiera campionaria di Cagliari. Fu una mostra talmente apprezzata che lo consacrò nell’olimpo  del panorama artistico mondiale. Da qui in poi, iniziarono le mostre internazionali come per esempio la personale di Tokyo.
Un altro importante riconoscimento lo ottenne a Faenza, la città degli studi, che ospitò una sua mostra nel museo della ceramica.
Lavorava con la ceramica, con la scultura e con la pittura, insomma, con qualsiasi materiale gli capitasse tra le mani. Claudio Pulli concepiva il proprio laboratorio come una bottega del rinascimento, teneva corsi, insegnava ai più giovani i più antichi segreti del mestiere. Grazie a questo approccio antico, lavorò soprattutto nelle chiese, allo stesso modo dei pittori e degli scultori del cinquecento.
Basta fare un giro nelle chiese e negli edifici sacri della provincia di Cagliari per trovare una delle sue famose “Via Crucis”, un suo dipinto o una delle sue magnifiche statue.
Un articolo dell’Unione Sarda realizzato negli anni settanta, lo definiva lo “scultore di Dio”.
Non è un caso che abbia continuato a lavorare fino all’età settantatre anni, fino a due anni prima della propria morte, senza mai sentirsi al capolinea. Ma il suo ricordo continua a vivere nelle sue opere, nel lavoro e nella passione dei figli.

Marco Cabitza

 

 

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