La clessidra - Parrocchia Cattolica di S. Giovanni Evangelista

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Dicono di noi

anno 2000
    n.  1

Un progetto per tutti 

C'é davvero un Dio nei cieli?
di Giovanni Paolo II


Progettare, cercando di creare uno strumento che serva alla comunità, non è cosa semplice; tuttavia abbiamo ritenuto opportuno iniziare questa avventura con pochi strumenti, poco materiale ma con tanta euforia. Da circa tre mesi è esposta all'ingresso della Chiesa una locandina nella quale si cerca "materiale umano" per redi-


gere questo piccolo giornale.
Le risposte non sono state nelle nostre aspettative, però riteniamo che la pubblicazione di questo primo numero possa stimolare tutte le persone che hanno voglia di comunicare e collaborare anche con una semplice poesia. Grazie.
La redazione

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L'alba del 2000 
di Delio Marcia


Ormai siamo alla fine di questo secolo, di questo millennio, e con tanta trepidazione si attende il duemila ... grande evento! Sarà uno spettacolo a cui per forza si dovrà partecipare, sarà un momento che si dovrà vivere con spregiudicatezza per poterlo raccontare ai posteri così poi da poter dire: "C'ero anch'io!". Ok ..."c'ero anch'io"... ma c'erano e ci sono anche i miei amici ..., e ci sono i miei vicini di casa..., e ci sono anche le centinaia di migliaia di persone che vivono intorno a me e non le conosco ..., ma ci sono anche i miliardi di esseri umani che abitano questa nostra terra ... ed è bello sapere che in tanti festeggeremo questo nuovo traguardo ...! Quando le lancette dell'orologio saranno unite allo scoccare dell'ora, tutti  ci  abbracceremo  e  con  il  bicchiere  di s-


pumante in mano brinderemo a questo eccezionale momento.
E allora via con le danze, diamo fuoco ai mortaretti e alle bombe acquistate al mercatino, trucchiamoci ed addobbiamoci a maschera e danziamo per allontanare gli spiriti malefici che tenteranno di impadronirsi del futuro del nuovo millennio.
Un barbone osserva tutto il frastuono che gli sta accadendo attorno, vorrebbe dormire, ... la notte, dopo tanto freddo il tempo è mite, il cielo riflette ancora più stelle del solito. Lascia il cartone appoggiato affianco alla panchina, si sdraia ... chiama Puk, il suo cagnolino e divide con lui l'ultimo panino della giornata. "Auguri...Puk" e stringendoselo nel grembo gli dice: "Buonanotte... domani è il duemila!!

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Bob Marley
di Pippo Pippi

Fino al 1972, data dell'uscita in Gran Bretagna, dell'album Catch a fire, di Bob Marley and the Wailers, la forma musicale fortemente ritmata chiamata reggae, che si era evoluta dalla fusione della musica folk giamaicana e il rhythm & blues americano, era considerata o una novità, oppure musica per pochi cultori. Marley, figlio di madre giamaicana e di padre inglese, a scuola fece amicizia con due ragazzi con i quali in seguito avrebbe formato i Wailers: Bunny Wailer e Peter Tosh.
Il primo singolo di Marley, Judge Not, fu registrato nel 1962. Nel 1969 e 1970 furono registrati dischi dal sound strano, grezzo, prodotti da Lee Pery. La Is1and Record finanziò Catch a fire, la cui uscita propose agli amanti del rock una forma di reggae più lenta, dal contenuto più politico. Nel mondo

per ben ventiquattro volte, in una sola notte, si alzeranno i bicchieri per salutare "il numero" creato dal sistema temporale umano!
Nel 1975 Bob Marley era ormai diventato una star e a causa delle sue opinioni politiche dichiarate venne aggredito insieme alla moglie e al suo manager da uomini armati. Sempre più impegnato nella causa politica, riuscì a far incontrare a Kingstone il premier Michael Manley e il leader dell'opposizione Edward Seaga per una stretta di mano di riconciliazione. Nel 1980 i Wailers suonarono in occasione delle celebrazioni per l'indipendenza dello Zimbabwe.
Bob Marley morì a 36 anni di cancro nel 1981.
Era diventato un simbolo per il Terzo Mondo e un ambasciatore del reggae.

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Autorizzato dalla Parrocchia di San Giovanni Evangelista in Quartu
Direzione e Redazione
Via Pitz 'e Serra 72

Direttore Responsabile
Antonio Bello

Fotografie
Tonio Marongiu

Hanno collaborato
Delio Marcia, Lorenzo Moretto, Tonio Marongiu, Adelaide Pianta

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La fede di quei cristiani cattolici  di cui Ella è il pastore e maestro (seppur come "vice" dell'unico Pastore e Maestro) ha tre "gradi", tre "livelli" legati l'uno con l'altro: Dio, Gesù Cristo, la Chiesa. In effetti, ogni cristiano crede che Dio esista. Così ogni cristiano crede che quel Dio non solo abbia parlato, ma abbia assunto carne d'uomo in una figura della storia, ai tempi dell'impero romano: Gesù di Nazareth. Ma, tra i cristiani, un cattolico va oltre; crede che quel dio, che quel Cristo vivano e agiscano -come in un "corpo", per usare un termine del Nuovo Testamento- nella Chiesa di cui il capo visibile, in terra, è ora Lei, attuale Vescovo di Roma. La fede, certo, è un dono, una grazia divina. Ma dono divino è anche la ragione. Secondo le antiche esortazioni dei santi e dei dottori della Chiesa, il cristiano "crede per capire"; ma è chiamato pure a "capire per credere". Cominciamo, dunque, dall'inizio. Santità: volendo restare -se è possibile, almeno per ora- in una prospettiva umana, può (e come) l'uomo giungere alla persuasione che Dio davvero esiste?
La sua domanda tratta, in fin dei conti, della distinzione pascaliana tra l'Assoluto, cioè il Dio dei filosofi (i libertinis razionalisti), e il Dio di Gesù Cristo; e, precedentemente a Lui, il Dio dei patriarchi: da Abramo a Mosè. Soltanto questo secondo è il Dio vivente. Il primo è frutto del pensiero umano, della speculazione umana, la quale è in grado, peraltro, di dire qualcosa di valido su di Lui, come anche la Costituzione conciliare sulla Divina Rivelazione, la Dei Verbum, ha ricordato (n.3). Tutte le argomentazioni della ragione, in fondo, seguono la strada indicata dal Libro della Sapienza e dalla Lettera ai Romani: dal mondo visibile all'Assoluto invisibile. Su tale via procedono in modo diverso Aristotele e Platone. La tradizione cristiana antecedente Tommaso d'Aquino, e dunque anche Agostino, fu piuttosto legata a Platone, dal quale tuttavia volle prendere le distanze, e giustamente. Per i cristiani, l'Assoluto filosofico, considerato come Primo Essere o Supremo Bene, non rivestiva molto significato. Perché entrare nelle speculazioni filosofiche su Dio -si domandavano- se aveva parlato il Dio vivente, non soltanto per mezzo dei profeti, ma anche per mezzo del proprio Figlio? La teologia dei Padri, specie in Oriente, prende sempre più le distanze da Platone e, in genere, dai filosofi. La stessa filosofia, nel cristianesimo dell'Oriente europeo, finisce per risolversi in teologia (così, per esempio, nei tempi moderni, con Vladimir Solov'ev). San Tommaso, invece non abbandona la via dei filosofi. Egli inizia la Summa Theologiae con la domanda: "An Deus sit?", "Dio esiste?".
La stessa che pone lei. E tale domanda si è dimostrata molto utile. Non soltanto ha creato la teodicea, ma tutta la civiltà occidentale, che viene esaltata come la più sviluppata, ha seguito il ritmo di questa domanda. E anche se oggi la Summa Theologiae, purtroppo, è stata messa un poco in disparte, l'interrogativo iniziale permane e continua a risuonare nella nostra civiltà.


A questo punto bisogna citare per intero un passo della Gaudium et spes del Concilio Vaticano IIII "In verità, gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell'uomo. E' proprio all'interno dell'uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte infatti, come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; d'altra parte si accorge di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunciare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di raro fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe. Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società ...Con tutto ciò, di fronte all'evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi capitali: cos'è l'uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che malgrado ogni progresso continuano a sussistere? Cosa valgono queste conquiste a così caro prezzo raggiunte? Che reca l'uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita? Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà sempre all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla suprema sua vocazione; ne è dato in terra un altro nome agli uomini, in cui possono salvarsi. Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine (dell'uomo nonché di tutta la storia umana". Questo passo conciliare è immensamente ricco. Vi si nota chiaramente che la risposta alla domanda "An Deus sit?" non è soltanto Una questione che tocca l'intelletto; è. al tempo stesso, una questione che investe tutta l'esistenza umana. Dipende da molteplici situazioni, nelle quali l'uomo cerca il significato e il senso della propria esistenza. L'interrogativo sull'esistenza di Dio è intimamente unito con la finalità dell'umana esistenza. Non è soltanto una questione dell'intelletto, ma anche una questione della volontà dell'uomo, anzi, una questione del cuore umano (le raison du coeur di Blaise Pascal). Penso che si ritenga ingiustamente che la posizione di San Tommaso si esaurisca nell'ambito razionale. Bisogna, è vero, dar ragione a Etienne Gilson quando dice con Tommaso che l'intelletto è la creazione più meravigliosa di Dio, ma ciò non significa affatto cedere a un razionalismo unilaterale. Tommaso è fautore di tutta la ricchezza e complessità di ogni ogni essere creato, e specialmente dell'essere umano. Non è bene che il suo pensiero sia stato accantonato nel periodo postconciliare; egli, infatti, non cessa di essere il maestro dell'universalismo filosofico e teologico. In simile contesto vanno lette le sue quinque viae, cioè le cinque vie che conducono a rispondere alla domanda " An Deus sit? ".


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