La clessidra + - Parrocchia Cattolica di S. Giovanni Evangelista

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Dicono di noi

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L'Apostolato della Preghiera

Un cuore
di Delio Marcia

Cosa è l'Apostolato della Preghiera?
L'Apostolato della Preghiera è un Movimento Spirituale d'animazione di vita cristiana che accoglie fedeli viventi in tutte le parti del mondo.
"L' Apostolato della Preghiera è una vera scuola di spiritualità, forma perfettissima di vita cristiana; è tra le istituzioni più salutari che sono sorte nella chiesa e lavorano per la chiesa". (Paolo VI)
Che cosa si propone?
Per mezzo dell'offerta quotidiana nella preghiera, uniti alla S. Messa, di cooperare con Gesù, nella chiesa per la salvezza propria e di tutti gli uomini. E' importante fare questa preghiera di offerta: Per vivere il nostro battesimo;  per dare alle nostre singole azioni una fragranza nuova di carità, per costruire la Chiesa e noi medesimi con essa.

Per appartenere all'Apostolato della Preghiera?
Basta dare il proprio nome in Parrocchia e ti sarà dato il "foglietto mensile" che contiene la preghiera dell'offerta quotidiana, le intenzioni del mese, una sommaria catechesi e una breve preghiera dei fedeli, un pensiero formativo, ecc.
Come impegno ti chiede e ricorda anche i Primi Venerdì del mese e la Comunione Riparatrice.
Lo spirito dell'Apostolato della Preghiera ti ricorda l'impegno di vivere sempre in grazia di Dio.
Chi può appartenere?
Tutte le persone di ogni età. Questa spiritualità é vivamente raccomandata dai Papi per la sua completezza e per la rispondenza alle esigenze del nostro tempo.

Jubilaeum
"Aperite mihi portas justitiae"
di Tonio Marongiu 

L'altro giorno ho visto una bella fotografia; non era la foto di tanti anni fa dove mi rivedevo giovane, capellone e con tanta voglia di vivere. Non era la foto di famiglia dove tutti cercavano di farsi notare con strane smorfie per poi ridere nel rivederla; non era la foto della mia fidanzata che portavo nell'armadietto da militare che baciavo ogni notte prima di dormire. Era una ecografia!
All'inizio ho fatto molti sforzi per riconoscere in quell'ombra minuscola quello che tra sette mesi sarà un mio nipotino ma guidato da occhi esperti ho visto le manine, gli occhi e .. il cuore! L'ho visto battere, sussultare come un treno, 200 battiti in un minuto penso "ha tanta voglia di vivere". Cinquanta giorni e la vita é completa.

Non bisogna far nulla, solo accudirlo nel farlo crescere fino al momento della sua venuta nel mondo degli ... umani, quel mondo che gli farà provare tante emozioni, tante gioie, e forse tante amarezze!
Però sarà il suo mondo dove la perseveranza, l'animo e l'agire sarà un fattore dipendente solo da lui, dalle sue esperienze, dal suo modo di vedere la vita. Ma l'umano alcune volte interferisce a queste aspettative, già prima ancora che "lui" abbia fatto le sue esperienze, vuol gestire il suo futuro prima ancora che nasca! Per il momento voglio fare come lo struzzo, nascondo la testa, ma non i miei pensieri che in un periodo di sofferenza questi eventi mi danno veramente una gioia immensa.




Giovanni Paolo Il nella lettera Apostolica Tertio millennio adveniente aveva affermato già il 10 novembre 1994, a proposito di questo che è il XXVI Giubileo ordinario: "La Porta santa del Giubileo del 2000 dovrà essere simbolicamente più grande delle precedenti giacche l'umanità si lascia alle spalle un millennio ed è importante che la chiesa passi quella porta ed entri nel nuovo millennio con la chiara coscienza di quanto ha vissuto negli ultimi dieci secoli, spingendo i suoi figli a purificarsi, nel pentimento, da errori, infedeltà, incoerenze, ritardi".
E' l'occasione di ritrovare le autentiche radici del Giubileo che tutta la cattolicità celebra sia a Roma, sia a Gerusalemme, sia nelle Chiese locali. Lo facciamo ritornando alla Bibbia, al terzo libro della Sacra Scrittura, il Levitico.
Nel capitolo 25 leggiamo un brano che è tutto basato su una serie di "calcoli teologici" che hanno come unità di misura un numero emblematico, il sette e i suoi multipli, in particolare il quarantanove (sette volte sette), considerati - secondo l'antica mistica simbolica delle cifre - indici di perfezione e pienezza.
Leggiamo di quel capitolo del Levitico le battute più significative:

"Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni;
queste sette settimane di anni saranno un periodo di quarantanove anni.
Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba della acclamazione; nel Giorno della Espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia.
Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle viti non potate.
Poiché è il giubileo; esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi.
In quest'anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo" (25,8-13).
Con queste parole del Salmo 118, la prossima vigilia di Natale, il Papa busserà tre volte con un martello d'argento alla Porta santa della basilica di San Pietro. Dopo di lui busserà due volte il cardinale penitenziere e il Papa, allora, la attraverserà reggendo nella destra la croce astile e nella sinistra un cero

acceso. Da quel momento la porta vedrà il flusso di milioni di pellegrini.
Al termine di sette settimane di anni (49 anni), cioè nel cinquantesimo anno, in una data precisa collegata alla solennità del Kippur o dell'Espiazione (una grande celebrazione di penitenza) risuonava in tutta la Terra santa lo squillo della "tromba" : in realtà si trattava del corno ritorto di montone detto in ebraico jobel che avrebbe generato il latino jubilaeus, ma altri pensano che ci si debba piuttosto riferire ala latino jubilare, "far festa ". Comunque sia, quel suono scandiva l'inizio di un anno importante durante il quale si verificavano alcuni eventi rilevanti dal punto di vista sociale.
Eventi rilevanti che dobbiamo vivere interiormente, facendo che non siano solo una celebrazione rituale ma soprattutto un appello esigente alla giustizia e all'amore. E' questa una delle condizioni indispensabili perché il Giubileo del 2000 sia autentico e non folcloristico.
Gesù stesso, quando nella sinagoga del suo villaggio, Nazaret, ha pronunciato il suo primo discorso, ha definito la sua venuta nel mondo e la sua azione come l'inaugurarsi di un grande e perfetto "anno della remissione",

un giubileo da distendere in tutti i secoli cristiani, come aveva profetato Isaia:
"Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore". (Lc 4,18-19)
Nella contemporaneità si assiste a un ritorno all'anima più autentica del Giubileo. Sono la grazia, la salvezza, la riconciliazione, la fede, la coscienza, la pace e la giustizia a dominare: è il primato del dono divino che si irradia nella storia personale e universale; è l'esaltazione della misericordia che riconcilia, perdona e salva; è l'attesa dell'unità nella comune fede e della collaborazione tra i popoli; è la conversione dei singoli e dell'intera cristianità da ogni "forma di antitestimonianza e scandalo", come si esprime la Tertio millenniunm adveniente.

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